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lunedì 12 dicembre 2011

16 anni di Filorosso, al DAM la presentazione del libro "Beni comuni" di Ugo Mattei


Ugo Mattei insegna Diritto civile all’Università di Torino e Diritto comparato e internazionale alla University of California. È stato vicepresidente della Commissione Rodotà per la riforma dei beni pubblici, co-redattore dei quesiti referendari per l’acqua bene comune e ha patrocinato come avvocato la loro ammissibilità presso la Corte Costituzionale. È editorialista del quotidiano “il manifesto”.
“Beni Comuni” (Ed. Laterza), è il suo ultimo libro. Scritto nella forma agile del manifesto, teorizza i beni comuni come riconquista di spazi pubblici democratici, fondati sulla qualità dei rapporti e non sulla quantità dell’accumulo. Dalla lotta per l’acqua, l’università e la scuola pubblica a quella per l’informazione critica; dalle battaglie contro il precariato e per un lavoro di qualità a quelle contro lo scempio e il consumo del territorio; dalla lotta contro la privatizzazione della rete internet a quella contro le grandi opere: i beni comuni non sono una merce declinabile in chiave di avere. Sono una pratica politica e culturale che appartiene all’orizzonte dell’esistere insieme.

Ugo Mattei sarà all’Università della Calabria giovedì 15 dicembre per il 16° compleanno del Filorosso. La presentazione del suo libro “Beni Comuni – un manifesto” si terrà al DAM (Polifunzionale Unical) alle ore 17. Insieme all’autore interverranno Claudio Dionesalvi (giornalista), Anna Maria Jellamo (docente Università della Calabria), Tonino Perna (docente Università di Messina) e Marta Petrusewicz (docente Università della Calabria).

A quattro mesi dallo sgombero dello spazio sociale autogestito, e dopo la campagna d’autunno contro il Grande Rettore, Filorosso torna a farsi sentire con un’iniziativa di forte valore culturale e politico. E lo fa ripartendo dal DAM, luogo nel quale era nato nel 1995, nel quale è rimasto fino al 2000 e nel quale ritorna dopo 11 anni.
In questi anni Filorosso è stato tante cose, ma su tutte è stato un collettivo politico che nell’università e sul territorio, ha animato le lotte per il diritto allo studio e la vivibilità del campus, per la libera formazione ed il reddito di cittadinanza, per la socialità studentesca, la legalizzazione delle droghe, il riutilizzo sociale degli spazi abbandonati, per l’informazione critica. Il 4 agosto, quando è stato demolito, al Filorosso c’erano: una sala prove, una cucina sociale, un ufficio stampa, una sala studio e riunioni ed una sala attrezzata per proiezioni video, concerti, feste. Era un centro sociale che pulsava di vita e aggregava vecchie e nuove generazioni di studenti. Oggi Filorosso è una spianata di cemento ed un collettivo di persone indignate perché sono state private in maniera violenta ed autoritaria di un bene comune, dove l’incontro e la socialità avvenivano in forma libera e spontanea, dove la musica generava crescita culturale e legame sociale in un campus sempre più disgregato e deserto. E’ cambiata l’università, sono cambiati gli studenti, è cambiato anche il Filorosso, ma le motivazioni per cui Filorosso è nato ci sono ancora tutte.

Dopo la presentazione del libro, dalle ore 23:00 in poi, la festa continua all’insegna della musica con l’Unicalternative Party “Balliamo sulle macerie”.

giovedì 1 dicembre 2011

Comunicazione avvio progetto di SCN

Si comunica che a causa della riduzione degli stanziamenti del Fondo Nazionale per il Servizio Civile, il Servizio Civile Nazionale ha rimodulato l’avvio dei progetti.

Gli avvii verranno effettuati a scaglione secondo il calendario stabilito e nei limiti dei posti disponibili come indicato nella comunicazione del 15-11-2011 pubblicata sul sito ufficiale www.serviziocivile.gov.it. Pertanto, contrariamente a quanto riferito durante i colloqui, attendiamo disposizioni dall’Ufficio nazionale sulla data di partenza del nostro progetto “Da studente a cittadino".

Vi invitiamo a controllare il nostro sito per successive comunicazioni e per la pubblicazione delle graduatorie.

martedì 29 novembre 2011

Documentario su Stefano Cucchi, la proiezione al DAM


Ilaria Cucchi: “Un film per riaprire il processo sulla morte di mio fratello”

La pena di morte in Italia non c’è, ma Stefano l’ha avuta”. E ancora: “La speranza è che il processo vada a monte per ricominciare con dei presupposti più veritieri”. 147, e 148: non sono numeri, ma morti di carcere. Il 148° del 2009 è stato Stefano Cucchi, deceduto il 22 ottobre a 31 anni, in circostanze ancora da accertare, nel Reparto di Medicina Protetta dell’Ospedale Pertini di Roma, sei giorni dopo il suo arresto. 148 Stefano. Mostri dell’inerzia è il documentario di Maurizio Cartolano, prodotto da Ambra Group e distribuito dal Fatto Quotidiano il 30 novembre, presentato in anteprima al Festival di Roma: “Restituisce l’immagine autentica di Stefano e dei suoi rapporti con la famiglia, perché la sua storia sopravviva alle ipocrisie: ora è l’unico mezzo, perché sono sfiduciata della vicenda giudiziaria”, dice Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, anima e nerbo del progetto.

Che è un’arma preziosa, perché “il ruolo dell’informazione è fondamentale, il processo mediatico più importante di quello giudiziario”, e si aggiunge a un altro privilegio: “Mi sento quasi irriconoscente e irrispettosa verso le altre famiglie che non possono neanche avere un processo. Noi il processo ce l’abbiamo, ma è tutto difficile, perché il primo processo è alla vittima e alla famiglia. E Stefano è un tossico che meritava di morire”, accusa Ilaria. Eppure, la fiducia nello Stato c’è ancora: “Da cittadina onesta la devo avere, anche se sono pessimista: è normale che una famiglia sia abbandonata a se stessa nelle aule?”. Parole e numeri che bruciano: “148 ristabilisce la verità: in Italia non c’è la pena di morte, ma mio fratello l’ha avuta”. E nemmeno è stata riconosciuta: “Le responsabilità individuali sono evidenti, ancor più quando si coprono i colpevoli: non si parla più di mele marce, bensì di macchiare tutta la categoria”. Picchiato nei sotterranei del tribunale, isolato e lasciato morire all’insaputa dei familiari, Stefano ha rivelato ancora una volta “la realtà spaventosa del carcere: quattro ore con la schiena rotta su una panca di ferro, perché il detenuto è carne da macello e il rispetto per la dignità umana conta zero”. E, dice Cartolano, “poteva accadere a chiunque, come già a Federico Aldovrandi e Giuseppe Uva.

Eppure, in tribunale si nega che Stefano sia stato picchiato: polizia penitenziaria, carabinieri e medici, c’è un sistema omertoso”. E una sola speranza, che Ilaria rivendica: “Io, Patrizia (madre di Federico Aldovrandi), Lucia (sorella di Giuseppe Uva) e Domenica (figlia di Michele Ferrulli) siamo unite e vicine”. E Il futuro prossimo è un’associazione: vittime di Stato?

(da Il Fatto Quotidiano on line)

sabato 12 novembre 2011

"Breaking the Wall... Street!" Nuova rassegna di film al DAM

La rivista on line SVAR, emanazione del Laboratorio di Italiano Scritto della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, in collaborazione con il Dipartimento Autogestito Multimediale (D.A.M.), presenta la rassegna cinematografica dal titolo Breaking the wall…street. La rassegna si terrà presso la sede del D.A.M. (Polifunzionale - Unical) tutti i martedì a partire dal 15 Novembre fino al 13 Dicembre, alle ore 21:15.

I documentari e i film in programma riguardano questioni fondamentali ed ineludibili. The Corporation e Capitalism affrontano le dinamiche del capitalismo finanziario e “globalizzato”, sempre più pervadenti, e la spietata logica del “profitto a qualunque costo” (qualunque costo sociale, umano, ambientale) che le ispira, svelando le “strutture profonde” e i meccanismi del dominio planetario esercitato dal sistema integrato Banche-Multinazionali (dominio che condiziona a tutti i livelli il mondo e l’esistenza delle persone). L’undicesima ora tratta gli effetti devastanti dell’industrializzazione sull’eco-sistema, mostrando quanto sia inderogabile la necessità di riconsiderare il nostro modello di sviluppo. La terra degli uomini rossi denuncia la violenza sistematica dei latifondisti bianchi brasiliani nei confronti degli indios, cacciati dai loro luoghi nativi e ridotti in miseria. Oltre ad indurre un ripensamento complessivo dei rapporti tra la civiltà occidentale e le culture “altre”, il film ha il pregio di porre al centro dell’attenzione il tema della terra, in una fase in cui non solo il Terzo Mondo, ma anche certi cosiddetti “Paesi in via di sviluppo” (come l’India) stanno subendo l’ennesima, rinnovata fase dello sfruttamento colonialista, mentre multinazionali e Stati come la Cina fanno incetta di enormi estensioni di terreno coltivabile, rovinando così le tradizionali economie locali. V per Vendetta, infine, tratta gli aspetti ormai sempre più orwelliani del Potere.

I documentari e i film, dunque, toccano quei vari aspetti del dominio capitalista globale che vanno compresi nella loro reciprocità ed interazione. Per questo la rassegna ha volutamente un carattere integrato e “strutturale”, teso ad indurre una riflessione complessiva sul Potere. Proprio perché i diversi e variegati fenomeni sociali, economici e politici che ci investono e determinano le nostre vite non sono inscritti in un “ordine naturale delle cose”, né sono l’esito inevitabile di un telos metafisico, ma dipendono sempre dalla volontà e dall’agire di qualcuno, negli interessi di una ristretta minoranza sovranazionale che, attraverso una rete di organismi riservati (Club Bilderberg, Commissione Trilateral ecc.) e di istituzioni internazionali (ONU, UE, BCE, FMI ecc.) controlla l’economia, la politica e l’informazione. E già solo prenderne coscienza è un atto di libertà. Vi invitiamo a partecipare alla nostra iniziativa.